Storia - PlanetarioMilano
Storia
Dalla fondazione alla Seconda guerra mondiale
La costruzione del Planetario giunse alla fine di un decennio particolarmente importante per l'Astronomia milanese. L'Osservatorio di Brera si era sviluppato dotandosi finalmente di una succursale a Merate in Brianza, assolutamente necessaria per poter compiere quelle osservazioni dettagliate nel campo dell'Astrofisica, rese molto difficili dall'inquinamento luminoso del cielo cittadino. L'Osservatorio aveva più di un secolo e mezzo di vita (iniziò l'attività attorno al 1765) e in molti periodi della sua storia aveva svolto lavori particolarmente importanti, soprattutto verso la fine del '700 con Barnaba Oriani e nella seconda metà dell'800 con Giovanni Virginio Schiaparelli, che ne fu direttore dal 1862 al 1900.
La succursale doveva essere attrezzata con strumenti tedeschi inviati in Italia in conto riparazione danni di guerra, uno dei capitoli del trattato di Versailles stipulato alla fine della prima guerra mondiale. Iniziarono così i contatti con la Zeiss, che inviò un telescopio riflettore di un metro di apertura, il maggiore allora in Italia, nonché l'ultimo e più importante fra gli strumenti giunti in base a quegli accordi. In questa occasione la casa tedesca trovò il modo di presentare anche i suoi planetari, con buon fiuto commerciale.
L'attenzione di Ulrico Hoepli per l'Astronomia non era certo casuale o occasionale. Già da anni pubblicava i lavori dell'Osservatorio di Brera e nel 1929 aveva iniziato la pubblicazione delle opere di Schiaparelli. Presso Hoepli uscirono anche numerosi libri di divulgazione.
L'ambiente milanese era dunque particolarmente adatto per la nascita di un Planetario e l'attività dell'Istituto fu ben accolta. L'offerta culturale venne presto ampliata con l'acquisto, nel 1937, di un proiettore da 35 mm per la diffusione di filmati e documentari scientifici.
L'inaugurazione avvenne il 20 maggio 1930, alla presenza di Benito Mussolini, a Milano per i festeggiamenti del 24 maggio. Le attività di didattica e divulgazione scientifica iniziarono il 14 giugno 1930 con una conferenza dal titolo "La volta stellata" tenuta dall'astronomo Cesare Lombardi. Lombardi era stato delegato alla cura dell'attività del nuovo Istituto dall'allora direttore dell'Osservatorio di Brera Emilio Bianchi. Una convenzione del 1929 stabiliva infatti che la direzione scientifica fosse affidata al direttore dell'Osservatorio o a un suo delegato, mentre la gestione amministrativa fosse a carico del Comune di Milano.
Il direttore stipendiato Lombardi, con la preparazione scientifica indispensabile per svolgere lezioni e conferenze, poteva essere sostituito da uno o più assistenti retribuiti a gettone, i quali dovevano superare un esame di fronte a una commissione presieduta dal direttore dell'Osservatorio di Brera. L'organico comprendeva inoltre un tecnico meccanico, che doveva essere presente alle lezioni e curare la manutenzione dello strumento planetario, e il custode Aldo Venturi.
Nel primo anno di attività, il Planetario realizzò 109 conferenze per un totale di 23.508 spettatori. Fra le manifestazioni del secondo anno di attività sono da ricordare i cicli di conferenze di astronomia dantesca che affascinarono e suscitarono un forte interesse nel pubblico. Erano tenuti da Fede Paronelli, la quale coniugava interessi astronomici ben coltivati con la sua formazione umanistica. In questo secondo anno le conferenze svolte furono 305, alle quali assistettero 48.006 spettatori.
La Seconda Guerra Mondiale
La Seconda Guerra Mondiale interruppe l'attività del Planetario. Il precipitare della situazione politica e bellica, e l'inizio della fase più intensa dei bombardamenti su Milano, spinsero l'allora custode Venturi a mettere al riparo il planetario da danneggiamenti o requisizioni. Venturi smontò clandestinamente lo strumento e nascose l'ingombrante materiale nella chiesa del manicomio di Limbiate, poco fuori Milano. Per apprezzare lo spirito di iniziativa e il coraggio di Venturi in questa circostanza è utile ricordare che le truppe di occupazione tedesche erano di stanza nella vicina piazza di Santa Francesca Romana, a poche centinaia di metri dal Planetario. Per la sua opera a favore dell'Istituto, ad Aldo Venturi venne in seguito conferita l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
I timori di Venturi si rivelarono fondati. Durante il bombardamento dell'agosto 1943 la cupola del planetario venne danneggiata da uno spezzone incendiario. L'incendio, spento grazie all'intervento tempestivo di Venturi, bruciò in parte anche lo schermo di proiezione in tela.
Dal dopoguerra all'installazione del nuovo planetario nel 1968
Dopo alcuni lavori per riparare alla meglio i danni causati dai bombardamenti, il Planetario riaprì al pubblico il 19 aprile 1949. In quel difficile periodo l'attenzione dei milanesi, impegnati nel processo di ricostruzione della città e del paese, fu comprensibilmente piuttosto scarsa. Il Planetario rimase per qualche tempo senza una vera guida e Venturi fu l'unico dipendente comunale presente nell'Istituto.
Con la disponibilità di nuove risorse, il Planetario rimase chiuso dal 15 luglio 1954 al 17 novembre 1956 per l'esecuzione di estesi lavori di rimodernamento. In particolare, la tela che fungeva da schermo di proiezione venne sostituita dall'attuale rivestimento fatto di pannelli di alluminio forati. Per questa modifica della cupola, Venturi era stato inviato a Parigi, dall'Ufficio Tecnico comunale, allo scopo di studiare la soluzione analoga adottata nell'unico Planetario allora esistente nella capitale francese.
In questo periodo venivano proiettati, in coda alle conferenze, filmati scientifici provenienti dall'Istituto Luce o dall'U.S.I.S. Le affluenze medie, ogni anno, si aggiravano intorno alle 60-70.000 presenze.
Le missioni spaziali degli anni '60 favorirono l'interesse del pubblico per le attività dell'Istituto. Nel 1968 il vecchio planetario Zeiss modello II fu sostituito da un più moderno modello IV dello stesso costruttore, ancora oggi in funzione. Negli ultimi anni di attività, Venturi apportò una serie di modifiche alla postazione di comando dello strumento per ottenere effetti di luce speciali.
Partendo dalle mansioni più umili, Venturi raggiunse l'incarico di conservatore, il massimo grado previsto dagli organici dell'Istituto. Per quarant'anni, dal 1933 al 1973, seppe difenderlo e sostenerlo. Il Planetario è stato letteralmente la sua casa: vi ha vissuto con la sua famiglia nei locali attualmente occupati dagli uffici amministrativi.
Dallo sbarco sulla Luna in poi
Nel 1969 il Planetario, rinnovato nelle attrezzature, fu in grado di affrontare l'enorme interesse per l'astronomia suscitato dal primo sbarco umano sulla Luna. Il Planetario trasmise nel 1969, in esclusiva per l'Italia, il filmato dello sbarco dell'uomo sulla Luna. In questo periodo il pubblico arrivò a superare le 150.000 presenze all'anno.
Sull'onda di questi rinnovati interessi per la scienza e la tecnologia si intensificò, negli anni '70, il dibattito sulla didattica e sulla divulgazione scientifica, nel quale il Planetario fu coinvolto in modo specifico per i suoi fini istituzionali. Proprio qui si tenne, nel 1975, il convegno della Società Astronomica Italiana sul tema Problemi didattici e metodologici dell'insegnamento dell'Astronomia.
Si intensificò inoltre l'attività rivolta alle scuole, nella quale vennero impiegati nuovi conferenzieri. Contemporaneamente il Planetario aderì alle iniziative del Comune di Milano sull'aggiornamento culturale e la divulgazione scientifica realizzati nei programmi di Milano per voi. Sempre nel 1975 vennero tenute conferenze di astronomia nautica in collaborazione con la Scuola Navale di Milano.
Il Planetario cominciò occasionalmente a svolgere conferenze tenute da ospiti esterni, tra i quali astronomi e ricercatori italiani e stranieri. I suoi responsabili, inoltre, iniziarono a rappresentare il Planetario di Milano ai convegni internazionali di Istituti simili.
L'attività proseguì fino a quando, fra il 1978 e il 1980, la necessità di adeguare l'edificio a nuove norme sulla sicurezza dei locali pubblici rese necessaria la chiusura per lavori ad alcuni impianti.
La "nuova era" del Planetario
La "nuova era" del Planetario iniziò con la sua aggregazione al Museo Civico di Storia Naturale, nel 1980, e con l'arrivo di nuovi conferenzieri. La programmazione, per iniziativa del coordinatore dell'attività scientifica Mario Cavedon, delegato dall'allora direttore del Museo Giovanni Pinna, venne arricchita e in parte modificata, spostando al pomeriggio le conferenze del sabato sera.
Nella seconda metà degli anni '80 il Planetario iniziò un programma duraturo di interventi anche al di fuori delle mura dell'Istituto, prima sotto l'egida dell'iniziativa "Scuole al Museo" dell'allora Ripartizione Educazione del Comune, e poi autonomamente, con il progetto "Astrolabio", un laboratorio itinerante di Astronomia di base portato in alcune scuole elementari di Milano e dell'hinterland. Lo staff dei conferenzieri si attestò intorno alla decina di persone, con "arruolamento" di laureandi e neolaureati, prevalentemente in Fisica.
La diffusione delle tecnologie informatiche degli anni '80 offrì l'opportunità di ampliare le potenzialità del Planetario. Dalla fine degli anni '80, il Planetario iniziò a dotarsi di nuovi sistemi di elaborazione e proiezione di immagini e di un impianto audio, sulla linea di quanto accadeva in analoghe strutture straniere. Diversamente però da queste, dove spesso vengono presentati programmi automatici e registrati, il Planetario di Milano persegue ancora oggi la filosofia del conferenziere "dal vivo" che, pur sacrificando qualcosa in termini di spettacolarità, consente di offrire una programmazione estremamente variata e un contatto reale con il pubblico.
Nel 1990, allo strumento planetario venne affiancato un primo sistema di proiezione multimediale. Era costituito da due videoproiettori, controllati da un computer attrezzato con lettori di laser disc, che proiettavano immagini e animazioni su due zone opposte della cupola.
L'affluenza media dei visitatori, negli anni '90, si attestò intorno alle 100.000 unità, anche a causa del fatto che, nel corso delle lezioni scolastiche, la platea iniziò ad essere volontariamente "limitata" a circa 200 persone, per un migliore coinvolgimento didattico degli studenti.
Nel 1999 la conduzione scientifica dell'Istituto venne affidata a una figura stabile del Comune di Milano, il Conservatore del Planetario, incarico attualmente ricoperto da Fabio Peri.
Da quegli anni è iniziata un'opera di potenziamento e aggiornamento del sistema multimediale che continua ancora oggi. Sono stati installati nuovi computer, videoproiettori e altre attrezzature. Il sistema software Machina coelestis", realizzato appositamente per l'Istituto, permette al conferenziere di gestire con facilità immagini, filmati e animazioni, realizzate dallo staff del Planetario stesso, per rendere la spiegazione dei fenomeni celesti ancora più efficace.
Il Planetario oggi
Negli ultimi anni, la sala del Planetario è stata inoltre aperta a manifestazioni culturali di varia natura, sempre di alto profilo, come spettacoli teatrali e musicali, contaminazioni di Arte, Letteratura e Astronomia, cicli di conferenze a tema, seminari scientifici. Sono state effettuate conferenze aperte anche al pubblico sordo, con traduzione simultanea in Lingua dei Segni e soluzioni tecnologiche all'avanguardia nel mondo.
Oggi il Planetario di Milano è il più grande esistente in Italia e quello con l'attività più intensa (oltre 180.000 presenze all'anno). Nei suoi quasi cento anni di storia è stato visitato da un pubblico complessivo valutabile in quasi 10 milioni di persone.
La tradizione italiana, e in particolare quella milanese, ha sempre privilegiato la didattica e le lezioni dal vivo rispetto alla tradizione americana, molto più incline allo spettacolo. Le attività sono sempre tenute da un esperto, in modo da offrire al pubblico ogni anno circa un centinaio di argomenti diversi, contro i 2-3 “documentari” registrati di oltreoceano: proprio questa ricchezza culturale costituisce uno dei punti di forza dell’Istituto.
Le recenti missioni spaziali e la Stazione Spaziale Internazionale hanno dato ulteriore slancio all’attività dell’Istituto. Tutti gli astronauti italiani sono stati più volte in Planetario per condividere con il pubblico la loro esperienza.
Ma è l’emozione e il fascino del cielo stellato, ormai scomparso dalle nostre città, che rende unica l'esperienza in Planetario Le stelle hanno guidato l’umanità, fin dai tempi più remoti, verso obiettivi sempre più alti, sempre più in là, In Planetario si riscopre questo legame tra l’uomo e le stelle, un legame molto profondo: gli elementi chimici che compongono le nostre cellule sono stati fabbricati dalle stelle… Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle… sarà per questo motivo che ci affascinano così tanto?
Il Planetario Hoepli è il cielo dei milanesi, il Teatro delle stelle dove ritornare, come bambini, a meravigliarsi davanti allo spettacolo dell’universo.
L'edificio
L’edificio del Planetario fu progettato in stile neoclassico dall'architetto Piero Portaluppi (1888-1967), autore di alcuni importanti progetti nella Lombardia del tempo, e sorse in un'area dei giardini pubblici di Porta Venezia offerta dal Comune di Milano. Egli motivò così la scelta del luogo:
"Non era troppo facile cosa trovare in Milano la località adatta per costruirvi un Planetario, una località che fosse inclusa nell'organismo della metropoli e in pari tempo appartata; scoprire quasi una zona di raccoglimento ai margini stessi della vita cittadina che mettesse in grado chiunque, non importa di quale classe sociale, di dimenticare per poco la febbre che spinge ciascuno di noi alla rincorsa folle di un suo particolare tormento e di lanciare il proprio pensiero, senza eccessivi sforzi della fantasia e nella più riposante tranquillità, in scorribande incommensurabili dietro il pellegrinare delle stelle. E il problema ci sembra risolto con la scelta di quel tratto di pubblico giardino folto di alberi posto verso Corso Venezia tra papà Stoppani [il fondatore dell'attiguo Museo di Storia Naturale] e l'erma di Mosè Bianchi; nel centro stesso di Milano, a due passi da un'arteria ampia e rumorosa in mezzo alla folla, e pur solitaria sotto la volta verdeggiante degli ippocastani antichi, si eleva la volta ridotta dei cieli. "
( Il Planetario di Milano, maggio 1930):
La costruzione è a pianta ottagonale e ricorda il Pantheon di Roma. All'esterno, una scalinata, al termine della quale si innalzano quattro colonne che reggono un timpano, immette nell'atrio con la biglietteria, un bookshop e una piccola esposizione di meteoriti.
Dall'atrio si accede alla sala circolare di proiezione, con al centro lo strumento planetario, sormontata da una cupola semisferica del diametro di 19,6 metri. L'intera superficie interna della cupola, rivestita da pannelli di alluminio forato, costituisce lo schermo di proiezione. I fori hanno un duplice scopo: da una parte limitano fastidiosi echi e rimbombi, migliorando l'acustica della sala, dall'altro, con il planetario in movimento, simulano un leggero scintillio delle stelle, attenuandone leggermente la luce quando passano sopra un foro. Il profilo dei pannelli intagliati alla base della cupola riproduce le sagome degli edifici all'orizzonte di Milano come apparivano negli anni '30 dai giardini di Porta Venezia. Le sedie per il pubblico, modello Thonet, risalgono in gran parte agli anni '30. I posti a sedere, compresi quelli sulle panche lungo la parete esterna della sala, sono 375. La consolle di comando, l'antica "cattedra" del conferenziere, si trova sulla sinistra, appena entrati in sala.
Al centro della sala domina il vero "planetario", il proiettore delle stelle, attualmente uno Zeiss modello IV.